Definirlo terzo vitigno autoctono pugliese, dopo Primitivo e Negromaro, ha senso solo se la classificazione si ottiene per gli ettari coltivati, ma il Nero di Troia ha origini che si perdono nella leggenda oltre a rappresentare un vino tra i più aristocratici della regione Puglia. Un vino per intenditori, dedito all’invecchiamento grazie alla naturale dotazione di polifenoli. Un vino che ti guarda dritto negli occhi, senza batter ciglio, che non teme confronti, mai ruffiano per piacere.

Il Nero di Troia è la punta di diamante dei vini Crifo della Cantina di Ruvo di Puglia, e non potrebbe che essere altrimenti in quanto vitigno autoctono per eccellenza del relativo terroir: la cantina conta ben 8 etichette da Nero di Troia.

Augustale Riserva DOCG in purezza, Squarcione Appassimento IGP in purezza, Terre del Crifo IGP in purezza e in blend DOP, Grifone in purezza IGP e in blend DOP e due Bag in Tube da tre litri, “black” e “orange”, in purezza IGP. Tutti vinificati in rosso, seppur il vitigno si presti alla vinificazione di ottimi rosati e si spinga sino alla vinificazione in bianco.

L’uva di Troia, però, non è sempre stata capita e apprezzata per il suo potenziale di grande vitigno, nonostante la sua ricca storia che affonda le radici nel 1200 avanti Cristo.

In passato questo vitigno era coltivato prevalentemente con sistema di allevamento ad alberello, con produzioni molto basse per unità di superficie; e questo aspetto non lo rendeva interessante per la produzione vinicola dell’epoca, dedita alla quantità piuttosto che alla qualità.

Non c’è da stupirsi, pertanto, se per lungo tempo le uve “Nero di Troia” sono state ritenute adatte a elaborare vini da “taglio” piuttosto che vini da beva di qualità.

Inoltre le caratteristiche del vitigno, che matura tardivamente e che necessita di particolare attenzione perché soggetto alle condizioni climatiche di fine estate – inizio autunno, non ne hanno agevolato certo la rivincita tra i vini importanti di Puglia.

A un vitigno aspro, caratteristico della Puglia centro-settentrionale, diffuso principalmente nei territori della provincia di Andria – Barletta – Trani e nella Capitanata, si associa un vino morbido, vellutato, capace di lungo invecchiamento che ne dona note più complesse di spezie, tabacco, liquirizia, frutti rossi maturi e in confetture, ma altrettanto disposto a essere consumato giovane con un bouquet floreale e fruttato più facile.

L’uva di Troia, dopo anni di sottovalutazione, rivive la propria pienezza negli ultimi 50 anni, in parte caratterizzati da battaglie di merito per darne i giusti riconoscimenti. Nel 1970 viene riconosciuta come Varietà di Uva Nera da vino ma solo nel 2011 ottiene il massimo riconoscimento: la DOCG nella DENOMINAZIONE CASTEL DEL MONTE NERO DI TROIA RISERVA.

Oggi, con la ricerca e la sperimentazione enologica, si ottengono grandi vini tipici già validi qualitativamente da giovani e nativamente più strutturati per un eventuale invecchiamento: questa versatilità si è rivelata molto importante a livello commerciale per incontrare il gusto dei nuovi consumatori e posizionare il vitigno tra i più rappresentativi della Puglia.

Da tempo il “Nero di Troia” è presente in percentuali variabili nei disciplinari di 6 DOC: Castel del Monte, Rosso Barletta, Rosso Canosa, Rosso di Cerignola, Cacc’e mmitte di Lucera e Orta Nova, nelle province di Bari, BAT e Foggia.

In questi ultimi anni le sue uve vengono sempre più vinificate in purezza in virtù del crescente gradimento da parte dei consumatori e di un trend che premia i vini monovarietali da uve autoctone, ottenendo altresì grandi riconoscimenti e l’attenzione della stampa internazionale di settore.